Fatti d'acqua


Le persone hanno sempre dato l'acqua per scontata, pochi si chiedono da dove venga, aprono il rubinetto e se l'aspettano, ma l'acqua non è un'ovvietà, perché al pari dell'aria, è l'essenza di ogni forma di vita, eppure disprezziamo le nostre risorse idriche, il che è un'idiozia visto che dipendiamo totalmente da esse.
La crisi dell'acqua è reale e grave. La disponibilità di acqua dolce pulita rappresenta una delle tematiche più importanti che l'umanità deve attualmente affrontare, e sarà una questione sempre più critica per il futuro, dal momento che la crescente domanda è superiore alle disponibilità e l'inquinamento continua ad avvelenare fiumi, laghi e ruscelli.
Anche se la consapevolezza del problema è sicuramente aumentata negli ultimi anni, spesso viene sfruttata per soddisfare gli interessi di aziende che approfittano della mala-gestione per caldeggiare la "privatizzazione del servizio". In effetti, la gestione del servizio idrico è un campo redditizio (non a caso si parla dell'acqua come oro blu), ma la privatizzazione elimina il cittadino per sostituirlo con il consumatore. Secondo questa nuova accezione l'accesso all'acqua diviene un bisogno individuale che ciascuno è chiamato a soddisfare in funzione del proprio potere d'acquisto e tenore di vita, si venderà l'acqua solo a chi può comprarla e non a chi ne ha bisogno.
Nonostante la gestione pubblica dei servizi sia spesso inefficace, corrotta e sprecona è fondamentale mantenere nelle mani dei Cittadini, delle Regioni e dei Comuni, la sovranità sull'acqua potabile di rubinetto, incentivando nuove forme di partecipazione della collettività, perché il coinvolgimento diretto dei cittadini determina un utilizzo responsabile delle risorse soprattutto sul piano dei consumi, per uso sia alimentare sia produttivo, mentre la privatizzazione non fa che espropriare le comunità locali, e il singolo cittadino, dell'onere e del diritto alla gestione comunitaria dell'acqua.
In Italia, purtroppo, la privatizzazione è sotto i nostri occhi, e con l'approvazione del decreto Ronchi la gestione delle risorse idriche passerà nelle mani di pochi grandi gruppi.
A livello locale, benché siano molti i Comuni che cercano di lottare contro la mercificazione dell'acqua, le cose non vanno meglio. Un esempio perfetto ci è stato dato dalla decisione dell'Assemblea dei Sindaci dell'ATO 6 Ombrone, che nella propria seduta del 6 marzo 2009, con Delibera n. 5, aveva, su richiesta del Fiora SpA provveduto a integrare l'articolo 61 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, inserendo la cauzione di 40 euro, con il solo voto contrario del Comune Casteldelpiano e l'astensione dei Comuni di Seggiano e Arcidosso.
La cauzione di 40 euro in bolletta, chiesta dal gestore Fiora SpA agli utenti che non hanno conferito alla propria banca il mandato di pagare la bolletta dell'acqua con prelievo diretto dal proprio conto, è la prova del fallimento della privatizzazione del servizio idrico, perché i costi lievitano e i servizi non migliorano. Grazie a una forte mobilitazione, con incontri e raccolta firme (a Sarteano presso la Bottega del Commercio Equo e Solidale), il 30 Ottobre scorso all'Assemblea dell'ATO 6 Ombrone è stato approvato un Ordine del Giorno che impegna l'Assemblea a una prossima convocazione per modificare il sopraccitato Balzello sull'acqua dei 40 euro, in questo caso i Sindaci hanno dimostrato di aver recuperato la capacità di ascolto delle istanze dei cittadini, ma il risultato ottenuto prova che non si deve mai abbassare la guardia se si vuole tutelare i nostri diritti.
Ciò che dobbiamo combattere è la mercificazione di questo elemento che non ha sostituti e di cui, tutti indistintamente, devono poter usufruire. Le SPA sono il soggetto meno idoneo per garantire un'equa gestione del servizio perché non sono società filantropiche o enti di beneficienza, devono generare profitti per gli investitori quindi, hanno una scarsa convenienza a ridurre le perdite, e hanno uno scarso interesse a promuovere e favorire comportamenti consapevoli per il risparmio idrico da parte degli utenti/consumatori, perché significherebbero diminuzione del fatturato. Al contrario sono interessati a stimolare i consumi piuttosto che a promuoverne la riduzione.
Se anche i beni "Comuni" vengono dati a privati, il senso del Comune scompare.

Mirco Gigliotti


(N.d.r. - Ci scusiamo con Mirco Gigliotti per non aver pubblicato per intero nel precedente numero la sua lettera. Lo facciamo ora, ricordando che le parti che avevamo omesso sono state nel frattempo superate da nuovi provvedimenti del gestore del nostro acquedotto)