8° SERIE DI DON MATTEO
(di Mimmo Muolo - da 'Avvenire')

E' sicuramente uno dei personaggi più longevi della TV italiana. Fisico asciutto e atletico come quando tirava cazzotti assieme a Bud Spencer. Ma, al posto del vecchio ronzino, cavalca una bicicletta con la quale fa la spola tra la sua parrocchia e la caserma dei carabinieri. Tonaca svolazzante e sorriso che cattura, il don Matteo targato "Lux Vide" e interpretato da Terence Hill vince da più di dieci anni la sfida dell'audience e si prepara a tornare per l'ottava serie in RaiUno. Un prodotto di qualità che ha come protagonista un prete. Un fatto che fa adeguatamente sottolineato , come fa notare il produttore della serie , Luca Bernabei: "don Matteo piace perché redime - spiega - perché ha in sé la capacità di leggere nell'animo delle persone, come i grandi maestri spirituali,, ma è al tempo stesso un uomo del nostro tempo."
Perché avete deciso di puntare su un sacerdote?
" L'idea è stata di mio padre, Ettore Bernabei, il fondatore della Lux, che voleva un personaggio sulla falsariga di Padre Brown di Chesterton. Abbiamo cominciato a lavorarci dodici anni fa e lo spunto iniziale si è poi italianizzato. Il nostro don Matteo, infatti, è un sacerdote che vive in quella provincia n cui sacerdoti e carabinieri sono tuttora punti di riferimento per la popolazione."
Solo un prete detective, dunque?
" No. Don Matteo non è uno che assicura i colpevoli alla giustizia. Il suo fine è quello di redimere le anime. E ciò avviene in ogni puntata. Questa per me è una ragione del successo. Negli spettatori c'è sicuramente la curiosità per la soluzione del giallo, ma si attende quel momento un cui don Matteo dirà delle cose che sono utili per la vita di ognuno. Tutto ciò rassicura, perché il male viene sanato. Infatti quello che dicono le ricerche e gli ascoltatori è che dopo aver guardato don Matteo vanno a dormire tranquilli."
Quanto c'è dell'esperienza vera dei sacerdoti in questo personaggio?
Sicuramente c'è dietro molta dell'esperienza di mio padre che ha avuto accanto a sé grandi sacerdoti e grandi maestri spirituali. Per cui ha sempre vigilato che don Matteo fosse un prete vero e non facesse solo il detective. Nella serie c'è un enorme lavoro di scrittura che è stato approfondito grazie anche ai contributi di un gruppo di preti, nostri consulenti. Don Matteo assomiglia anche un po' a loro. Ha conoscenze tecnologiche, capacità di calarsi nel tempo in cui vive.
Insomma abbiamo pensato al prete che tutti noi vorremmo avere, capace di ascoltare gli altri e di scavare nelle anime.
Penso di non esagerare dicendo che don Matteo è entrato nell'immaginario collettivo. Nei giorni scorsi i giornali, a proposito di un sacerdote di Roma,hanno titolato "Prete don Matteo ha assicurato alla giustizia un colpevole".
Quanto conta in questo successo il volto di Terence Hill?
" Tantissimo. L'idea di affidare a lui il personaggio è stata di mia sorella Matilde, che è presidente della Lux. Un'intuizione vincente. Terence Hill è un uomo di un rigore morale, di una disciplina e di un amore per il suo lavoro che raramente si trovano. Secondo me molto del successo è dovuto alla percezione della gente che Terence è in qualche modo don Matteo nel suo animo, cioè una persona che ha un suo mondo interiore fatto di fede mai ostentata gratuitamente, e perciò ancora più genuina."
Insomma questa fiction è la dimostrazione che è ancora possibile fare buona televisione.
" E' sicuramente possibile, ma certamente più complesso perché il bene non fa rumore. E quindi raccontare le cose che non fanno scandalo è più difficile. Questa è la nostra sfida di tutti i giorni. Ad esempio, è vero che nelle coppie ci sono i problemi ma c'è anche la possibilità di risolverli.Su questo, mio padre è stato sempre vigile: sui contenuti, sul rispetto delle famiglie, sul concetto che una fiction della Lux doveva poter essere vista da chiunque, da una famiglia con bambini da una suora o da un prete e anche da chi è lontano dalla fede, evitando di parlare solo all'interno del mondo cattolico. Questo richiede molto più sforzo, molta più professionalità a tutti i livelli. La televisione, checché ne dicano molti, è attualmente e sempre pedagogica. Noi questa lezione l'abbiamo imparata e cerchiamo di applicarla ".
Lei ha un sacerdote di riferimento?
" Sì "
E com'è? Un tipo alla don Matteo?
" E' una vocazione adulta. Prima era uno psichiatra. Sicuramente è una persona di grande cultura, come don Matteo. Ama la tecnologia come don Matteo, ed è un pastore d'anime e un confessore che ha avuto un ruolo importante nel mio matrimonio perché è anche il padre spirituale di mia moglie, così come don Matteo è il migliore amico del maresciallo Cecchini. Io mi trovo bene e suggerirei a tutti di avere un padre spirituale. "
Cosa cerca in un sacerdote?
" Nel sacerdote vedo Cristo. Quindi ho sempre cercato persone che mi stimolassero, che non si accontentassero e non mi facessero accontentare. Il mio padre spirituale, che si chiama don Antonio, è una figura importantissima nella mia vita e nella mia famiglia. Mi ha aiutato e mi ha fatto ragionare su tante cose. Sono quello che sono grazie anche ai maestri che ho avuto: mio padre, mia sorella, mia moglie Paola che continua a lavorare all'Università pur avendomi donato cinque figli; ma una parte importante l'ha avuta don Antonio ".
Vedremo in TV qualche altro sacerdote targato Lux Vide?
" Vedremo presto un fantastico Gigi Proietti che ha interpretato san Filippo Neri. Una fiction in cui in un tempo complesso come il nostro abbiamo voluto ridare il senso della letizia di chi ha fede, Talvolta noi credenti non ci distinguiamo dagli altri. Ma se nelle avversità e nei problemi non sappiamo agire diversamente, dove sono le ragioni della nostra fede? Allora, recuperando i concetti base della vita e di san Filippo Neri - la letizia, la consapevolezza di essere figli di Dio, l'importanza della misericordia divina e della confessione - abbiamo ragionato con il regista Giacomo Campiotti e gli sceneggiatori Zappelli, Ruggeri e Mariuzzo per dare un messaggio di letizia. Insomma abbiamo cercato di dire che nella fede si trova la vera pace."