Il gioco

Riflessioni e analisi di chi si è sempre sentito libero da ogni desiderio di gioco.
Libero o privo di tale desiderio?
_____
Paolo Spigliati

In ogni tempo, il tema ed il significato del gioco sono stati una sorta di babele linguistica entro la quale venivano riuniti tutti quei comportamenti che potevano essere ritenuti “volontari”, senza però che ne risultasse una loro utilità biologica sociale evidente. È perciò con molta attenzione e ponderatezza che ho cercato di affrontare questo lato delle attività umane, il gioco. Il ruolo dell’uomo nel gioco, è più semplice a chiarire di quanto sia per altri campi di ricerca e su altri temi, ma non mi contraddico, non è certo per casuale scelta che nell’iniziare questa mia analisi riconoscendo al gioco significati misteriosi, ho ritenuto di poterlo indicare con l’aggettivo “babele”. Nel gioco troviamo infatti racchiuse due realtà fra loro in netta opposizione e nello stesso tempo in sorprendente accordo cioè caos (vuoto) incertezze secondo l’assonanza e la etimologia popolari e, soddisfazione ansia e volontà ricercati tutti con forza oltre i bisogni personali, secondo il significato che la lingua accadica degli Assiri e dei babilonesi assegnava, millenni e millenni fa, al nome Babilonia. Dobbiamo in verità riconoscere che il merito per aver affrontato il problema ed aver tentato di chiarire il ruolo del gioco spetta agli antropologi, specialisti nel mondo dei primati e noi, forti delle loro osservazioni, ci riportiamo ora nel complesso mondo umano, ricordando che le stagioni, la fauna, la flora vivono entro una monotona ripetitività mentre l’uomo, al contrario, “non ha dove riposare il capo”. Esso è un germe in continuo divenire; la sola creatura protesa al perfezionamento di sé stessa, nelle sue implacabili successioni che mai hanno avuto, né mai avranno, arresti o regressioni, in un alternarsi di secoli a civiltà metonimiche, con secoli e secoli di civiltà metaforiche.
Nel piccolo bambino nei suoi primi dodici mesi di vita, lo sviluppo mentale procede con il passaggio in due successive tappe: dalla assimilazione alla accomodazione, seguite da incerto progressivo adattamento al mondo esterno. Lo sviluppo intellettuale ed il linguaggio, dopo il 1° anno di vita, è dunque il risultato di una interazione attiva ed equilibrata fra assimilazione e accomodazione. Allorquando lo stimolo esterno informativo sia dominante, il piccolo è portato, quasi obbligato, ad imitare; soltanto dopo che egli avrà maturato l’accomodazione seguita da adeguamento solo allora avrà inizio il “gioco interpretativo”. Nella interpretazione dei grandi giochi, dovremmo inserire anche la maturazione della coscienza umana; ma l’attuale (e lo sarà ancora per secoli) è una civiltà razionale alla quale stiamo affidando il progresso fino al punto di considerare come più civile colui che procede il più avanti possibile nella conoscenza dell’Universo e delle sue leggi, nella più assoluta e fredda intellettualità.
Ma è proprio così che il gioco diviene bisogno naturale di liberazione dalla tirannia della quotidianità, dal tempo e dalle certezze scientificamente previste.
Per vari autori fra i quali cito come Maers e Harlow, l’attività ludica vera diviene tentativo di colonizzazione dello spazio-ambiente. La conquista dello spazio e del tempo per esempio, si rivela chiaramente nel gioco del pallone: afferrare e possedere il mondo nella sua rotondità dominandolo con le mani o, addirittura, in altro gioco, prenderlo a calci. Tutti i pattini a rotelle o sul ghiaccio, il nuoto, i tuffi, la danza, gli sci, la corsa, tutti questi ripeto hanno per motore questa presa di possesso dello spazio. Posso affermare, con sicurezza, che tutti gli esseri viventi hanno bisogno di questo movimento nello spazio per tutta la loro vita e tale movimento è essenziale per lo sviluppo individuale e sociale; anzi posso aggiungere che la disponibilità di attrezzi che favoriscano le suindicate attività, può permettere un miglioramento ed una accelerazione del processo, specie quando il gioco è movimento e trova la sua massima espressione soprattutto nella danza, o nello sport agonistico.
Come impressione generale posso affermare che il tempo dedicato al gioco, aumenta rapidamente e ad esso fa seguito la scoperta delle novità che diviene dominante. Poi la frequenza del gioco diminuisce per alcuni mesi per ritrovare successivamente periodi di attività ludica soprattutto allorché l’origine e la consistenza di una nuova attività sia stata acquisita.


(segue)