UNA LETTRICE SCRIVE


Spett.le redazione, ho voluto scrivere questa lettera per dare testimonianza del primo centenario dell’unità d’Italia; non so se avrete spazio nel prossimo numero di Montepiesi che da tanti anni leggo sempre volentieri. Avrei piacere che questo mio racconto fosse pubblicato, perché penso che molti miei coetanei ci si ritroveranno.
Nell’anno dei festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia,desidero dare testimonianza d3ei festeggiamenti dei 100 anni della stessa. Sono nativa di Sarteano, ma per motivi di lavoro ho dovuto lasciare il mio caro paese a metà degli anni ’60; ricordo che il 1961 era il mio ultimo anno di scuola elementare e nelle classi – tutte con molti alunni – oltreché portare avanti il normale programma scolastico, dovevamo imparare a memoria alcuni inni, compreso quello di Mameli, che poi avremmo cantato nella Piazza alla presenza di tutte le autorità del paese nel giorno dei festeggiamenti. Naturalmente saremmo stati accompagnati dalla gloriosa banda musicale di Sarteano, sempre presente nelle manifestazioni del paese e spesso anche dei paesi vicini.
I nostri insegnanti erano molto impegnati nell’organizzare al meglio il giorno della grande cerimonia: ci tenevano molto che il nostro intervento canoro riuscisse bene.
Così venne il giorno in questione: dalle vecchie scuole in Piazza Santa Chiara scendemmo tutti rigorosamente in fila per due, con accanto i nostri insegnanti che ci richiamavano al silenzio. Indossavamo i nostri grembiuli neri, tutti in ordine, con l’immancabile colletto bianco con fiocco rosso o celeste secondo il sesso. Appuntata al petto avevamo la coccarda tricolore che portavamo con orgoglio. Nell’aria si respirava solennità che ci provocava una certa emozione. Arrivati in piazza, tutte le classi si posizionarono accanto al Monumento ai Caduti e quando la piazza fu piena, la banda cominciò a suonare ; noi cantammo i nostri inni con orgoglio , le Autorità fecero i loro discorsi solenni, le bandiere tricolori sventolavano alle finestre di tutti i palazzi e le case, sopra le Logge Comunali i calchi in gesso dei protagonisti dell’unità d’Italia con l’immancabile Garibaldi ci guardavano. Noi ragazzi forse non capivamo bene il senso e l’importanza di quella giornata, ma eravamo felici di essere lì.
Benché siano passati 50 anni ogni volta che sento l’inno italiano ricordo quel giorno con emozione.


Franca