CAPOGRASSI: NON CAPOGROSSI
Questa volta l’ho fatta grossa (e non…grassa!). A pag.10 nello scorso
numero,citando una pagina di un libro fattami avere da una lettrice di Zurigo,
pur avendo davanti a me il libro stesso, ne ho sbagliato l’autore.
Prontamente me l’ha fatto notare il prof. Paolo Spigliati da Sulmona. E non so
come scusarmi. ‘Pensieri a Giulia’ è un libro di 2130 pagine che raccoglie i
millenovecento cinquantuno foglietti che ogni giorno Giuseppe Capograssi ha
scritto a Giulia Ravaglia – che divenne sua moglie il 18 Febbraio 1924 – nei
quasi sei anni di fidanzamento: dal 1918 al 1924.
La lettera riguardante Sarteano è del 26 Settembre 1923, e questa è una delle
poche cose esatte che ho scritto.
Paolo Spigliati, di cui più volte ha scritto Montepiesi, ha vissuto a lungo a
Sulmona dove tuttora ha la prima residenza e quindi ha ottimi motivi per
rilevare il mio errore. Giuseppe Capograssi infatti è nato a Sulmona (non a
Roma) nel 1889 (non nel 1900). Nominato Giudice della Corte Costituzionale dal
Presidente Gronchi nel Dicembre 1955, morì il 23 Aprile 1956, il giorno prima
del suo insediamento. E’ stato il primo Presidente dell’Unione Giuristi
Cattolici Italiani ed è sicuramente fra i più grandi filosofi cattolici del XX
secolo. ‘Pensieri a Giulia’ si aggiunge ai sette massicci volumi della sua
‘opera omnia’, di cui il libro più importante è forse ‘Introduzione alla vita
etica’(1953). Altre opere fondamentali sono ‘Saggio sullo Stato’ (1918),
Riflessioni sull’autorità e la sua crisi’ (1921), Analisi dell’esperienza
comune’ (1930), ‘Su alcuni bisogno dell’individuo contemporaneo’ (1955). Così ha
descritto la filosofia: “E’ certo che la filosofia non ha altro dato che la
vita, e il suo nobile scopo è quello di spiegare la vita, di rendere alla vita
una chiara consapevolezza di se stessa”.
Paolo VI ha confidato a Giulia, dopo la morte di questo grande giurista
cattolico, il suo desiderio di vedere iniziato il processo di beatificazione di
un “così esemplare servitore di Dio, dell’uomo e dello Stato”. E’ di grande
soddisfazione sapere che un uomo di questa levatura abbia espresso nel 1923
giudizi così positivi su Sarteano, come abbiamo scritto nel n.9/10.
Aggiungo per inciso che Giuseppe Capograssi era amico della famiglia di Paolo
Spigliati.
Carlo Bologni