IL SUONO – IL RUMORE – IL SILENZIO
(di Paolo Spigliati)

(Terza e ulltima puntata)

Accenno qui come nelle discoteche, al contrario, dove risuonano soltanto prodotti musicali dal degradante valore di consumo, lo spettacolo che si presenta agli occhi di qualsiasi osservatore, sta a dimostrare come i movimenti scimmieschi del corpo limitati e ripetitivi siano determinati quasi imposti da una cadenza a forte rumorosità continua per ore e ore. Ma allora quale tipo di creazione e opera dell’uomo porta a vivere una vita piena di gioia e di esaltante sublimazione di sé? La risposta è semplice: ogni forma di creazione artistica. Però, mentre sono molte le opere d’arte (statue, quadri, tele, portali etc.) che subiscono i rigori e le usure legate al tempo e alla consumazione terrestre,al contrario la musica è largamente favorita. Infatti, mentre perfino la pietra scurisce e, vittima delle offese dei fiumi, del s, del gelo, degli infuocati raggi solari, si fissura e si spezza, alle composizioni musicali ciò non accade. Le generazioni di interpreti che si succedono nel corso degli anni, anzi dei secoli, trasfondono nel testo sangue fresco, linfa rinnovatrice arricchendo così le opere di rigenerato fascino. Altrettanto avviene per le opere poetiche sempre vivificate secolo dopo secolo, ad ogni lettura e declamazione.
Certo che si può restaurare un quadro, una scultura, un portale, un intero edificio, ma sarà appunto restaurazione, tentativo lodevolissimo (spesso riuscito, alcune volte fallito), per portare allo stato ed alle condizioni di origine come l’artista di quel lontano periodo aveva deciso e realizzato. Il misterioso mondo della musica e della poesia proprio nel succedersi degli anni e nel susseguirsi degli interpreti trova un rinnovamento come una nuova esistenza offerta sotto forma e sostanza che in quel periodo l’animo dell’essere umano richiede.
Il Requiem, questo “mistero radicale”, come afferma Saul Bellow, costituisce il testamento di Mozart interrotto nella stesura dalla morte ancora prima di venir completato. E’ così che si apre alla trascendenza e al miracolo al di là della fede.
Immagino che al momento della morte accolto alla corte celeste , Mozart stesse dirigendo il suo Requiem. Il sublime canto stava vincendo il silenzio dei secoli perché l’ascolto è possibile là solo dove regna il silenzio. Purtroppo l’essere umano ne ha spesso paura e si circonda di rumori con i quali riempire la solitudine.
Termino ricordando il corteo con la salma di Claude Debussy , nel viaggio verso il cimitero di Père-Lachaise. Fu seguito da non più di 30 amici ; una donna che sostava davanti al proprio negozio, al passaggio del corteo funebre osservando i nastri che pendevano dalle corone dei fiori, disse rivolgendosi ad alcune amiche che le stavano vicino: “Il parait que c’etait un misicien” (sembra che sia stato un musicista), poi senza aggiungere altro, rientrò nel negozio in silenzio. Fortunatamente “la perfection passe le siecles” (la perfezione oltrepassa i secoli) (Vercors).
La posterità ha espresso il proprio verdetto: la musica e la poesia condannate a vivere.
“Se vuoi ch il pubblico ti ascolti con forte partecipazione, invece di alzare la voce, parla più piano, quasi un soffio” affermava Glenn Gould.
Concludo con un consiglio che con umiltà rivolgo a coloro che hanno voluto leggere questo mio scritto. Se non esprimessimo le nostre idee e non acltassimo il nostro essere, tradiremmo noi stessi. Cambiate dunque la natura del vostro corpo; lasciate che la musica conduca fuori tutti i valori nascosti nel vostro interno e rendete manifesto l’occulto. Togliete cioè l’ombra dall’anima e liberate la mente!
Noi tutti non ce ne accorgiamo ma la nostra sfera spirituale trova la luce che la musica irradia. “Niente nella creazione eguaglia Dio, come il silenzio” (Meister Eckhart).