LA VOCE DEI
LETTORI
Buona sanita’
Spesso e da molto tempo leggo e sento parlaredi mala sanità. E ogni volta mi
sento venire addosso la paura e la sfiducia.
Ma ho avuto un’esperienza che mi ha fatto verificare che non bisogna fare di
ogni erba un fascio. Anche se è vero che nel miglior cesto di belle melece ne
sono sempre una o due marce, non per questo si deve buttare via tutto il cesto,
basta eliminare solo quelle marce.
Come dire: si fa molta attenzione a un albero che cade, ma nessuno sente il
silenzio di una foresta che cresce.
Io posso affermare che la Sanità può farer anche dei miracoli, come nel mio caso
che ho il piacere di raccontare e rendere pubblico.
Parlo del 118, il servizio di emergenza, e del suo Centro Operativo di
Sarteanoche opera con la Misericordia di questo mio paese.
Il mattino di Giovedì 7 Maggio 2009 alle ore 5 circa ho avuto dei solori al
petto e avendo intuito che c’era qualcosa di grave, siccome abito da solo ho
chiamato il 118 e ho spiegato quello che mi sentivo, poi per prudenza ho aperto
la porta d’ingresso e sonoro nato a letto. Non sono passati 5 minuti chegli
operatori del 118 erano già in camera mia e, capita la gravità del caso, senza
perdere un secondo di tempo mi hanno fatto ingoiare 8 pasticche, messo la flebo,
spogliato lasciandomi solo con maglietta e mutande già pronto per la sala
operatoria. Hanno preso quello che mi sarebbe servito come se io fossi stato il
loro babbo, hanno messo 20 euro nel borsellino tutto preciso e caricato in
ambulanza. Sono stato assistito da una dottoressa che mi piacerebbe rivedere e
da un’infermiera e siamo partiti per Siena, credo battendo ogni record (nel giro
di 50 minuti da quando avevo telefonato al 118 sono entrato nella sala
operatoria a Siena).
Sento dunque il dovere di ringraziare la dottoressa del 118 di cui non conosco
il nome e a cui vorrei esprimere personalmente la mia gratitudine così come mi
piacerebbe ringraziare tutti coloro che hanno collaborato con lei.
Altro ringraziamento devo e desidero farlo al Dottor Fineschi: anche lui con la
sua équipe e il suo alto livello professionale ha compiuto il resto del miracolp
iniziato dal 118.
Anche nella clinica di Terapia Intensiva ho trovato personale qualificatissimo e
penso che sia talmente all’avanguardia da distinguersi in qualsiasi altra parte
del mondo.
Per una persona umile come io sono non è facile trovare le parole giuste per
poter esprimere tutto il mio pensiero e i miei ringraziamenti. A tutte queste
persone squisite e meravigliose vanno tutti i miei ringraziamenti più sentiti e,
anche se è passato del tempo, la mia gratitudine resta intatta nel mio cuore.
Guglielmo Ciolfi
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Alla redazione di Montepiesi
Ho letto sul numero 11/12 - 2009 di Montepiesi un articolo dell’amico Carlo
Bologni a commento della sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo (C.E.D.U.) sulla questione dei crocifissi esposti nelle aule
scolastiche.
Vorrei intervenire sull’argomento soprattutto per chiarire alcuni dettagli e
completare così le informazioni fornite da Carlo. Purtroppo non sono del tutto
d’accordo con lui, ma sono convinto che l’amicizia non deve impedire di
esprimere liberamente la propria opinione, al contrario deve stimolare a farlo
in tutta sincerItà.
Innanzitutto non condivido l’atteggiamento minimalista verso la citata sentenza,
che sono invece convinto rivesta un’importanza notevole, come del resto hanno
osservato vari commentatori, importanza costituita dal fatto di aver richiamato
all’ attenzione di tutti la problematicità assai complessa della questione.
E’ opportuno precisare che la Corte Europea non ha chiesto all’Italia di
rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche, così come non ha affatto inteso
attaccare la religione cattolica, e tantomeno negare l’identità culturale e
storica del nostro Paese. Si è invece limitata a dichiarare l’incompatibilità
che rivestirebbe l’obbligo di esporre il simbolo della religione cattolica nelle
scuole e negli uffici pubblici di una Stato autoproclamatosi laico in forma
solenne, come attestano vari punti della Costituzione e segnatamente gli
articoli 3 e 19.
Quell’obbligo peraltro non ha alcun fondamento giuridico, visto che non è
stabilito da nessuna legge vigente. Tutti i provvedimenti normativi che lo
prevedevano risalgono infatti, come nota giustamente Carlo, a un tempo
precedente il Concordato lateranense del 1929 e del resto neppure quel solenne
Accordo ne faceva alcun cenno. La norma che ha per così dire legittimato, sia
pure a posteriori, quelle disposizioni, e poteva eventualmente farlo nei
confronti di quelle successive di analogo oggetto, può essere individuata
nell’articolo 1 del Trattato del 1929, dell’atto cioè che insieme al Concordato
formava i così detti Patti Lateranensi.
Oggi anche quel fondamento giuridico è scomparso, per effetto del disposto di
cui al punto 1 del Protocollo d’Intesa allegato al nuovo testo del Concordato
approvato nel 1984, punto che così recita “Si considera non più in vigore il
principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione
cattolica come sola religione dello Stato italiano”. E’ più che evidente quindi
che caduto quel principio, risalente addirittura allo statuto albertino del
1848, l’obbligo di cui si parla non poteva più sussistere.
Dunque l’obbligo di esporre crocifissi negli ambienti sopra ricordati non esiste
più e ciò è dimostrato anche dalla proposta di legge presentata alla Camera il
15 maggio 2002 dagli On.li Airaghi, Alfano, Burani ed altri che prevedeva
l’obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, comprese le Università, e
in tutti gli Uffici Pubblici. Proposta, decaduta con la fine della legislatura e
non più ripresentata, che sarebbe risultata inutile ove l’obbligo fosse stato
già previsto nell’ordinamento.
Ciò posto, la questione appare tuttavia ancora irrisolta, tenuto altresì conto
del parere espresso dall’Avvocatura Generale dello Stato in ordine al valore di
questo simbolo che avrebbe un carattere anche storico-culturale profondamente
inserito nelle nostre tradizioni e quindi non solo opportunamente ma ancor più
doverosamente presente in ambienti diversi da quelli in cui si professa il
culto. Personalmente non condivido questa tesi, che sembra attribuire al
crocifisso un valore diverso a seconda dei luoghi in cui è esposto, ma avverto
nondimeno con chiarezza che il problema non è risolto, perché non si può
decidere di lasciarlo o ritirarlo secondo che dia o meno fastidio a qualcuno. E’
altresì chiaro che una soluzione non appare facilissima, visto che – tanto per
fare un esempio – una legge di contenuto analogo a quello della menzionata
proposta del 2002 potrebbe essere facilmente dichiarata incostituzionale. Quello
che lascia perplessi è l’assoluta inerzia dei nostri rappresentanti politici e
del mondo della cultura, quasi che la cosa non fosse degna di attenzione e di
studio.
A noi cattolici resta tuttavia la consolazione di poter portare il simbolo di
Cristo e della nostra salvezza nell’ intimo dell’anima e poiché da lì nessuno
potrà certamente togliercelo, questo ci deve appagare pienamente. Insistere
troppo sull’altro aspetto potrebbe farci correre il rischio di scivolare verso
un sotteso e non augurabile integralismo.
Dr. Sergio Giorni
Sansepolcro, 18 gennaio 2010
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Ci scrive
da Roma l’amico e collaboratore Dott. Ing. Alberto Raimondo:
Invio copia della corrispondenza relativa a Sarteano, apparsa il giorno
09.01.1910, giusto un secolo fa, alla pag.9 del periodico dI Roma ‘IL BASTONE’
che si definiva alla pg.2 “il più diffuso giornale del mondo: 705.000 lettori”!
“ Da Sarteano (Siena) - Continuerannoa a suonare le sarteanesi campane anche a
dispetto di chi non vuole!
Sì!!! L’esito del ricorso e l’assoluzione per inesistenza di reato han dato al
bilioso querelante la lezione che si meritava, facendolo ritornare in patria con
le pive nel sacco. Benissimo!
Però quanto farebbe meglio se dalla vedetta del suo palazzotto da Don Rodrigo,
invece di meditare ricorsi e querele, osservasse un po’ le prodezze notturno che
compiono certi incoscienti e ne facesse moderare l’eroismo teppistico…
Via, via, suoni lui le sue trombe e lasci ai preti suonare le loro campane…
E se mai avesse a rinnovarsi un accesso di quel morbo furioso che l’affligge… lo
aspetto a Siena… anzi, se vuole, posso iniziare fin da ora le pratiche per un
posto gratuito… a San Nicolò! – Un senese”
Al di là della curiosità di sapere chi fosse Don Rodrigo, quale fosse il suo
palazzotto , quali fossero le campane incriminate ed eventualmente chi fosse il
corrispondente, potrebbe essere interessante rintracciare la sentenza, anche
come precedente giurisprudenziale, visto che è ricorrente il tentativo di far
cancellare simboli religiosi cristiani che sono parte integrante ed
insostituibile anche del nostro patrimonio culturale.
Comunque vien da pensare che, procedendo di questo passo, prima o dopo ci sarà
qualcuno che chiederà di modificare il sistema di numerazione degli anni, per
evitare che si dati ante o post Christum natum!
Le segnalo anche un’altra notizia relativa a Sarteano: le fiere di Sarteano del
XVII secolo sono citate nel libro di Gregory Hanlon “Vita rurale in terra di
Siena nei Seicento – Pascal editrice”.
L’autore, studioso canadese trae lo spunto per il suo libro anche dall’
“incontro” con i documenti della prima metà del seicento, provenienti dal feudo
di Montefollonico, conservati nella biblioteca municipale di Torrita.
Tornando al primo argomento, oggi la lotta ai Crocifissi, ieri la lotta alle
campane: niente di nuovo sotto il sole!
(Ci piace riportare qui un brano di una bella poesia scritta circa 50 anni fa da
Gaetano Bacherini, quando emigrò dalla sua Sarteano: "Le campane di Sarteano -
Ricordo le tue Chiese, o Sarteano/ il campanile alto e le canore/ voci di bronzo
perdersi lontano/ nel cielo azzurro chiaro di splendore./ Ne sento sempre l'eco.
E come un vano/ appello di mia madre e del suo amore,/ che sa di culla e mi
sussurra piano/ di una speranza che riscalda il cuore./ Io ti ricordo e nella
nuova sera/ quando il mio cuore sogna di un ritorno/ c'è come l'eco d'umile
preghiera/ c'è come l'eco della mia tristezza./ E nell'attesa che non ha mai
fine/ io sento di mia madre la carezza." (N.d.r.)